In attesa di giudizio Marco Mariano vuole solo poter mantenere la propria famiglia
Grazie alla marijuana posso vivere e lavorare
Affetto dal morbo di Crohn chiede: "Dov'era lo stato italiano in questi anni?"
Marco Mariano, 40 anni, due figli, croupier al casinò di Venezia, invalido all'80% vuole solo poter lavorare e mantenere la sua famiglia. Vuole avere una vita dignitosa. Non gravare sulle spalle dello stato ed anzi essere un elemento attivo nella società. La società italiana, quella di cui si sente parte. La sua battaglia contro la malattia inizia all'età di 19 anni. Marco scopre di essere affetto dal morbo di Crohn, un'infiammazione cronica all'intestino. Da quel momento in poi subisce vari interventi tra i quali l'asportazione del retto e l'ileostomia. E' costretto a convivere con un senso di nausea pressoché continuo, vomito, dolori dovuti all'infiammazione dell'apparato digerente. I primi anni della malattia lo deprimono, si piange addosso, in cerca di risposte che non arrivano né dai medici né dallo stato. La svolta arriva con una nuova vita come spesso accade. Una figlia che gli fa ritrovare la voglia di reagire e tornare a vivere. Così si dirige in Svizzera per trovare delle cure alternative a quelle che da anni in Italia gli vengono somministrate senza grandi risultati, che da anni non lo rendono in grado di lavorare ma anzi gli fanno sentire tutto il peso di quell'80% di invalidità. Bisogna precisare che il morbo di Crohn non è curabile ma c'è la possibilità di convivere con esso in maniera dignitosa. In Svizzera i medici gli prescrivono una cura a base di THC (tetraidrocannabinolo) il principio attivo principale contenuto all'interno della pianta di marijuana. Così iniziano i periodici e costosi viaggi per procurarsi l'estratto sotto forma di gocce in vendita nelle farmacie oltre confine. Marco riceve grandi benefici da questa cura associata ad una dieta apposita. Sente di nuovo l'appetito, la nausea sparisce ed i dolori calano notevolmente permettendogli di uscire, lavorare, amare una persona. Vivere. Dopo qualche tempo un amico poliziotto gli fa notare che la medicina a base di THC è illegale in Italia. Se Marco venisse fermato alle frontiera potrebbe essere arrestato. Così dopo un'iniziale indecisione decide di informarsi sulla coltivazione casalinga della marijuana. Divorzia consensualmente dalla moglie in modo da affidare a lei i bambini nella casa di Mestre. Prende casa a Jesolo dove inizia a coltivare la cannabis a scopo terapeutico. E continua a vivere felicemente con la sua famiglia. Alla mattina Marco assume, mangiandola con dei biscotti, una piccola quantià di "erba", dopo un'ora circa sente lo stimolo della fame e può fare una colazione completa. La sua giornata prosegue così attraverso un'autogestione degli stimoli che il suo corpo manifesta. Alla sera va tranquillamente a lavorare al casinò. Lavoro tra l'altro che richiede nettamente una lucidità mentale che Marco non riusciva a mantenere utilizzando le medicine considerate legali in Italia. Medicine che utilizzano principi attivi e sostanze dalle quali si ricavano ben altre droghe come eroina (dagli oppiacei) e morfina. Qualche settimana fa Marco viene però denunciato alle forze dell'ordine da un vicino di casa che si accorge della piantagione illegale. All'arrivo dei carabinieri Marco apre la porta tranquillo, invita gli stessi a prendere visione delle piante medicinali e mostra loro il suo apparato digerente artificiale. Attenzione cittadini Italiani: i carabinieri commossi si offrono di lasciare parte delle piante a Marco facendo finta di non averle viste. Perfino loro si rendono conto dell'assurdità della legge che sono costretti ad applicare. Ma Mariano Marco è deciso andare a fondo della questione e decide di far sequestrare in toto: la marijuana già pronta all'uso, le piante e tutto il kit per la coltivazione legalmente comprato in Italia (sul quale sono state pagate le tasse…). L'obbiettivo di Marco è quello di chiedere il dissequestro in sede di giudizio ed ottenere un precedente in corte di cassazione per sbloccare l'illegalità dell'uso di THC a scopo terapeutico in Italia.
I paradossi di questa vicenda sono molti. Sulla base di quali ricerche scientifiche si è decisa l'illegalità della marijuana? Forse sulla teoria del passaggio che non è comprovata a livello scientifico ma nonostante ciò è la teoria sulla quale si basa la recente legge Giovanardi? Perché Mariano Marco è costretto dallo stato italiano a curarsi con sistemi che, se pur considerati legali, lo rendono incapace di lavorare e quindi un peso per lo stato stesso? Come mai Marco per poter mantenere la sua famiglia è ora costretto a rivolgersi al mercato illegale per procurarsi questa sostanza, alimentando così il circuito criminale che ruota attorno alla marijuana? Oltretutto trovando un prodotto di cui non conosce la provenienza né gli effetti, e quindi non potendolo ingerire, e si vede quindi costretto a fumare mischiato al tabacco che aumenta l'acidità del suo apparato digerente? Perché se Marco abitasse in Svizzera come in altri stati potrebbe tranquillamente andare in farmacia e curarsi pagando le tasse e non sentendosi un criminale? Perché le ricerche mediche condotte all'estero hanno provato l'efficacia del THC per il morbo di Crohn nel lontano 1985 ma in Italia Marco ha dovuto scoprirlo da solo e nonostante ciò non può avvalersi di queste cure? Perché le istituzioni non ci informano sul fatto che il THC è efficace per molti altri disturbi tra i quali emicrania, convulsioni, dolori premestruali, disturbi alla vista, inappetenza, etc?
Marco si chiede cos'ha fatto per lui lo stato italiano ed il suo sistema sanitario in questi 25 anni… E si chiede perché l'unica cosa che sta facendo ora è togliergli l'unica possibilità di poter lavorare e mantenere la sua famiglia. Questi sono i valori di Marco, famiglia e lavoro. Gli stessi valori che vengono sbandierati trasversalmente dai nostri politici compresi quelli che attualmente ci governano. E' ora che le promesse vengano mantenute. "Io ho quarant'anni, e due figli da mantenere" dice Marco "e non posso permettermi di aspettare altri 25anni perché allora ne avrò più di sessanta e la mia vita la voglio vivere adesso! Se mi tolgono l'erba e quindi la possibilità di lavorare, tanto vale che mi uccidano". In attesa di giudizio Marco Mariano è supportato da tutti i suoi colleghi di lavoro che hanno aperto un gruppo solidale su Facebook.